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Industria conciaria
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Lmwaw'mwbaindustria conciaria è il settore mwbqindustriale che produce pelli e mwbgcuoio recuperando e valorizzando un sottoprodotto dell'mwbwindustria alimentare: la pelle mwcaanimale grezza proveniente dalla mwcqmacellazione.

Contents

Storia
Note

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Storia

Gia dalla mwdqpreistoria l'uomo usava le pelli degli animali cacciati per coprirsi, ma questi capi di mwdgabbigliamento privi di alcun trattamento chimico non erano duraturi nel tempo. Per ovviare a questo problema gli uomini preistorici iniziarono ad essiccare la pelle bloccando così il processo di mwdwdecomposizione, ma questo la rendeva estremamente rigida e difficile da lavorare. Successivamente vennero utilizzati mweagrassi sia di tipo animale che vegetale, che grazie all'azione di sfregamento riuscivano ad ammorbidire la pelle precedentemente essiccata.

L'uso sempre più frequente di questo materiale, portò ad uno sviluppo di tecniche sempre più efficaci per contrastare la putrefazione. Nacquero così, in maniera quasi inconsapevole, la prima mwegconcia al vegetale che consisteva nell'immergere la pelle in vasche piene di una soluzione composta da acqua, cortecce, foglie e bacche, e la concia al minerale praticata sempre attraverso una soluzione di acqua e mwewallume, minerale molto diffuso e facilmente reperibile nelle zone vulcaniche.cite-ref-1[1]

I primi documenti di cui abbiamo conoscenza, che descrivevano i vari processi conciari, derivano da scritti risalenti al regno mwgqsumero di mwggKastilias IV del 1250 a.Ccite-ref-2[2]. Successivamente sia gli mwhwEgiziani che i mwiaFenici acquisirono notevoli capacità di lavorazione della pelle, usandola non solo come per vestiti ma anche come materiale per oggetti ornamentali.

Grazie ai mwigRomani vennero sviluppate tecniche conciarie sempre più raffinate e le conoscenze di queste vennero esportate in tutte le provincie dell'mwiwImpero.

I modi e gli strumenti per lavorare la pelle non sono cambiati più di tanto nel corso dei secoli e i prodotti finiti variavano da articoli vestiari, a scarpe, oggettistica, soprattutto bracciali o collane, o elementi ornamentali per l'abitazione, come per la foderazione di sedie. Ma nonostante la diffusione universale di questo articolo, non esisteva ancora una industria vera e propria, tant'è che il processo conciario era ancora nelle mani dei "pellai", artigiani che lavoravano la pelle in piccole botteghe, costituite al più da qualche vasca interrata.

La svolta dal punto di vista tecnologico si ebbe sul finire del mwjgXIX secolo con la nascita di quella chiamata comunemente mwjwconcia al cromo, brevettata ufficialmente nel 1910cite-ref-0-3-0[3]. Importante dal punto di vista tecnologico perché permette la stessa tipologia processuale conciaria su quasi tutti i tipi di pelle bovine, di capra, pecore e maiali. Si stima che l'80% delle pelli conciate sono lavorate con sali di cromo trivalentecite-ref-0-3-1[3]. Questo metodo di lavorazione provocò un incremento della produzione, come successe per esempio nelle concerie del salernitano mwmaGiovanni Abbagnano.cite-ref-cdl-4-0[4]

Industria conciaria italiana

L'industria conciaria mwowitaliana è storicamente considerata leader mondiale per l'elevato sviluppo mwpatecnologico e mwpqqualitativo, lo spiccato impegno mwpgambientale e la capacità innovativa in termini di contenuti mwpwstilistici.

Formata soprattutto da mwqqpiccole e medie imprese, sviluppatesi all'interno di mwqgdistretti specializzati per tipologia di lavorazione e destinazione merceologica (mwqwscarpe, mwraborse, mwrqgiubbotti, mwrgdivani, interni d'mwrwauto ecc.), la produzione italiana rappresenta circa il 22% della produzione mondiale e il 65% della produzione mwsaeuropea;cite-ref-nota-1-5-0[5] è uno dei settori italiani maggiormente internazionalizzati, esportando in 122 paesi, con un'incidenza del 28% di mwtqexport su mondo nel 2018.cite-ref-nota-2-6-0[6]

Dal punto di vista della qualità, il prodotto italiano è unanimemente considerato il primo al mondo e rappresenta il punto di riferimento per i mwuwbeni di consumo di fascia alta.

Il mwvqfatturato 2018 supera i 4.9 miliardi di euro, di cui oltre il 73% derivante da vendite all'estero.cite-ref-nota-1-5-1[5] La sua importanza economica è maggiore in quanto strategicamente posizionato nei confronti della mwwgmoda e dei manufatti di utilizzo quotidiano. È inoltre determinante il suo ruolo nel mwwwMade in Italy.

Distretti conciari

In Italia risultano 1.201 aziende:cite-ref-nota-1-5-2[5]

• nel mwcqVeneto (mwcgArzignano), con 455 imprese. Denominato anche mwcwDistretto della pelle.
• in mwdqToscana (mwdgSanta Croce sull'Arno), con 521 imprese. Denominato anche mwdwmweaDistretto del cuoio.
• in mwegCampania (mwewSolofra), con 155 imprese.
• in mwfqLombardia (mwfgMagentino), con 39 imprese.

Vi si aggiungono altre concerie eccellenti ma isolate in mwgaPiemonte, nelle mwgqMarche in mwggCampania e in Puglia.

Sono presenti, nel tessuto mwhaimprenditoriale, moltissime piccole aziende, i cosiddetti "mwhqterzisti", che effettuano singole operazioni meccaniche o chimiche per conto delle concerie.

Questa suddivisione rappresenta anche una specializzazione nella produzione di tipi di cuoio:

• nel Veneto si producono prevalentemente pelli di ampia superficie, destinate ad arredamento ed automobili.
• in Toscana si lavorano prevalentemente pelli per pelletteria, mwigtomaia e cuoio da mwiwsuola.
• in Campania si è specializzati nella lavorazione delle pelli destinate ad abbigliamento, scarpe e pelletteria.
• in Lombardia, invece, si lavorano prevalentemente pelli piccole per borse e calzature.

Sviluppo dell'industria conciaria italiana

Nei poli conciari sono presenti impianti di mwkadepurazione delle mwkqacque reflue, nati per trattare solo le acque provenienti dalla lavorazione conciaria e le acque reflue civili degli abitati adiacenti ma anche di attività industriali diverse. Questi impianti, costruiti e gestiti prevalentemente con risorse provenienti dalle aziende conciarie, hanno ormai assunto una importanza sociale per l'intera popolazione di quelle aree.

Nel 2010 l'Italia ha prodotto 128 milioni di metri quadrati di pellami delle varie destinazioni e 10.000 tonnellate di cuoio suola.cite-ref-nota-1-5-3[5]

A causa della sua notevole capacità, l'Italia deve importare da altri Paesi pellame allo stato grezzo o semilavorato, necessario per alimentare le concerie: soltanto il 5% proviene da macelli nazionali mentre la maggior parte proviene da mwmaEuropa occidentale e mwmqorientale, mwmgAfrica, mwmwAmerica Latina, Medio Oriente, Australia e Nuova Zelanda.cite-ref-nota-1-5-4[5] Le esportazioni di pelli finite della conceria nazionale sono indirizzate in tutto il mondo. L'Italia importa materie prime da più di 122 Paesi ed esporta conciato in più di 122 nazioni.

Note

cite-note-11. mwpg(mwpwmwqaEN) mwqqmwqgThe history of leather, su mwqwleatherresource.com.
cite-note-22. mwrwValerio Vallini, mwsaConcia al vegetale, Storia, produzione e sostenibilità del distretto toscano della pelle..
cite-note-0-33. mwtgmwtwmwuaConcia al cromo trivalente, su mwuqitaliapelle.com.
cite-note-cdl-44. mwvqmwvgmwvwGiovanni Abbagnano, su mwwacavalieridellavoro.it. mwwqURL consultato il 4 aprile 2025.
cite-note-nota-1-55. UNIC - Concerie Italiane (UNIC), mwzqRapporto Economico Annuale 2018, Milano.
cite-note-nota-2-66. Stime ed elaborazioni UNIC - Concerie Italiane (UNIC) su un campione settoriale e su dati FAO, ISTAT, EUROSTAT, UN-COMTRAE e Associazioni nazionali di categoria, mw0qRapporto Economico Annuale 2018, Milano.

Bibliografia

Fonti utilizzate

• mw1wUNIC - Concerie Italiane (UNIC), Rapporto Economico Annuale 2018, Milano (PDF), su unic.it.
• mw2qUNIC - Concerie Italiane (UNIC), Rapporto di Sostenibilità 2017, Milano (PDF), su unic.it.

Voci correlate

• mw3qConcia
• mw3wPelle
• mw4qCuoio